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“Lavori, ma resti povero”: il Rapporto Caritas 2025 svela la nuova emergenza sociale in Italia

Famiglia italiana seduta a tavola con luce soffusa, atmosfera sobria, espressioni dignitose ma preoccupate

Il nuovo Rapporto Caritas 2025 denuncia cifre allarmanti: oltre 277.000 persone hanno chiesto aiuto nei primi mesi dell’anno. Aumentano i working poor: oltre il 23% ha un lavoro, ma non riesce a vivere dignitosamente. Salari reali in calo, precarietà e caro-vita aggravano la situazione.

 

 

Povertà silenziosa: quando lavorare non basta più

 

Nel 2025 la povertà in Italia ha assunto una nuova forma: non più solo mancanza di lavoro, ma anche l’impossibilità di vivere dignitosamente nonostante un’occupazione. Il nuovo Rapporto Caritas 2025 evidenzia un cambiamento strutturale: famiglie con un impiego regolare si trovano costrette a chiedere aiuto per pagare affitto, bollette o comprare generi alimentari.

È la crisi dei “working poor“, una categoria sempre più estesa, che lavora ma non riesce ad arrivare a fine mese. Un fenomeno aggravato da salari reali in calo, precarietà lavorativa e insufficienza delle misure di sostegno pubblico.

 

 

I numeri della crisi: +63% di richieste di aiuto rispetto al 2014

 

Secondo Caritas, 277.775 persone si sono rivolte ai centri di ascolto nei primi mesi del 2025. Un dato impressionante che segna un +62,6% rispetto al 2014 e un +3% rispetto al 2023. La crescita più marcata si registra nel Nord Italia (+77%), dove tradizionalmente i livelli di assistenza erano inferiori.

Questo significa che la povertà non è più limitata al Sud o alle periferie, ma colpisce in modo trasversale: famiglie italiane, lavoratori dipendenti, piccoli imprenditori.

 

 

Chi sono i nuovi poveri? Sempre più lavoratori con figli

 

Tra le persone assistite, ben il 23,1% ha un’occupazione. Sono spesso dipendenti del settore dei servizi, operatori sociosanitari, cassieri, addetti alle pulizie o corrieri. Guadagnano tra i 700 e i 1.200 euro al mese, troppo poco per affrontare affitti, bollette e spese per i figli.

In particolare:

  • Il 30% ha tra i 35 e i 54 anni (età lavorativa attiva);
  • Oltre il 50% ha figli minori a carico;
  • Il 52% vive in affitto, spesso in alloggi precari o sovraffollati;
  • Il 14,3% è over 65, un dato in crescita del +40% rispetto a dieci anni fa.

La povertà oggi è multidimensionale: abitativa, alimentare, educativa, sanitaria.

 

 

Salari reali in caduta: l’Italia è fanalino di coda nel G20

 

Tra il 2008 e il 2024, i salari reali in Italia sono diminuiti dell’8,7%, il peggior dato tra i Paesi del G20. Nel solo periodo post-pandemico (2019-2024), il calo è stato del 4,4%, contro il -1,3% della Germania e il -2,6% della Francia.

Questa erosione salariale è dovuta a:

  • Aumento del costo della vita (inflazione);
  • Contratti collettivi scaduti o non rinnovati;
  • Crescita del part-time involontario e del lavoro povero.

Un’intera fascia di popolazione si ritrova così a lavorare per restare povera.

 

 

Abitazione, salute, fragilità familiari: la povertà si estende

 

Secondo Caritas:

  • Il 37,4% vive in abitazioni inadeguate (senza riscaldamento, troppo piccole o fatiscenti);
  • Il 35,2% ha problemi di salute, ma non accede regolarmente a cure mediche;
  • Il 42% degli utenti riceve aiuti alimentari, segno di una difficoltà anche nei consumi primari.

In aumento anche le donne sole con figli, gli anziani che vivono da soli, e i giovani sotto i 35 anni senza stabilità lavorativa.

 

 

Reddito di cittadinanza: dopo l’abolizione, meno aiuti

 

Dopo la cancellazione del Reddito di Cittadinanza, solo il 15% dei vecchi beneficiari ha avuto accesso all’Assegno di inclusione o al Supporto per la formazione e il lavoro.

Questo ha causato un vuoto assistenziale che ha inciso sulle domande alle Caritas. Le nuove misure sono più selettive, richiedono requisiti rigidi e lasciano fuori molte famiglie fragili, soprattutto quelle con uno o due redditi bassi.

 

 

Working poor: il lavoro non protegge più dalla povertà

 

Il concetto di lavoro come ascensore sociale è in crisi. Il Rapporto sottolinea come oggi il lavoro non garantisca più un’esistenza libera e dignitosa:

  • Il 16,5% dei lavoratori dipendenti è in povertà assoluta;
  • Le donne sono più esposte al rischio di povertà, soprattutto se madri sole;
  • Gli stranieri sono sovra-rappresentati tra i poveri, ma cresce anche la quota di italiani.

 

 

Esempi pratici: quando il bilancio familiare non torna

 

Maria, OSS part-time, madre single con due figli, paga 520€ di affitto e 170€ tra luce, gas e spese condominiali. Con uno stipendio di 890€, ogni mese è un calvario.

Marco e Giulia, coppia con contratto a termine, guadagnano insieme 1.600€, ma tra nido, trasporti e mutuo non restano soldi per imprevisti o vacanze.

Queste sono le storie tipiche dei nuovi poveri: lavoratori stabili solo sulla carta.

 

 

Il punto di vista di Sespera.it – Lavoro, welfare e dignità: una nuova agenda per l’Italia

 

La povertà oggi non è più emergenza ma sistema. Colpisce chi lavora, chi paga l’affitto, chi ha figli e chi ha un mutuo. Per affrontarla servono riforme strutturali:

  • Aumento dei salari minimi;
  • Contratti collettivi aggiornati e inclusivi;
  • Sostegno concreto al welfare abitativo e familiare.

L’Italia deve tornare a proteggere il lavoro e chi lavora. Sespera.it continuerà a monitorare dati, strumenti e bonus per supportare famiglie, anziani e caregiver.

 

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