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Riforma RSA: il caos delle rette e l’incertezza che colpisce famiglie e strutture

Una famiglia italiana seduta attorno a un tavolo con bollette, cartelle cliniche e facce preoccupate. Sullo sfondo, una RSA moderna ma chiusa. Un contrasto tra il bisogno di assistenza e l’assenza di risposte dallo Stato

Una riforma tanto attesa, ma ancora incompiuta

 

Nel 2023, il Parlamento italiano ha approvato una legge delega per riformare profondamente il sistema dell’assistenza agli anziani non autosufficienti. La riforma, fortemente attesa da famiglie, operatori del settore e associazioni, mirava a integrare i servizi sanitari e quelli sociali per garantire maggiore equità e sostenibilità economica. Tuttavia, a distanza di mesi, i decreti attuativi non sono ancora stati emanati, lasciando il sistema in una situazione di profonda incertezza.

 

 

Il nodo delle rette: chi deve pagare davvero?

 

Uno degli aspetti più critici è il cosiddetto “caos rette”. In assenza di una normativa chiara, i costi dell’assistenza vengono spesso scaricati sulle famiglie. Parliamo di cifre che superano facilmente i 1.800-2.000 euro al mese, un onere insostenibile per moltissimi nuclei familiari.

Recenti sentenze della Corte di Cassazione hanno tentato di fare chiarezza: nel caso di pazienti affetti da Alzheimer, ad esempio, è stato riconosciuto che l’assistenza sanitaria, anche in contesti residenziali, debba essere garantita dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Tuttavia, non esiste ancora una linea guida uniforme e questo genera forti disparità territoriali e interpretative.

 

 

Le RSA in difficoltà: mancano fondi e certezze

 

Senza regole certe, anche le Residenze Sanitarie Assistenziali si trovano in difficoltà. Molte strutture sono costrette ad anticipare spese che poi non vengono rimborsate tempestivamente, e la mancanza di chiarezza su chi debba coprire le rette rende difficile anche pianificare servizi e personale.

Alcune regioni sono più virtuose di altre, ma il quadro nazionale è frammentato. In alcune aree d’Italia le RSA ricevono supporto economico dalle amministrazioni locali, mentre altrove devono fare affidamento esclusivo sui contributi delle famiglie.

 

 

Le famiglie al centro del problema

 

Il cuore della crisi sono le famiglie. In un paese che sta invecchiando rapidamente, e dove l’assistenza domiciliare è ancora insufficiente, sempre più anziani necessitano di cure continue e professionalizzate. Senza una riforma completa e operativa, molte famiglie si trovano a dover scegliere tra impoverirsi o lasciare i propri cari senza l’assistenza adeguata.

La riforma avrebbe dovuto introdurre meccanismi di compartecipazione alla spesa equi, basati su parametri reddituali e patrimoniali, ma l’assenza di regole pratiche rende vano ogni tentativo di equità.

 

 

Il rischio di una crisi sociale

 

Il rischio è duplice: da una parte, una crisi per le famiglie che si trovano in difficoltà economiche; dall’altra, una crisi strutturale per le RSA che, senza certezze e risorse, non riescono a garantire servizi di qualità.

Inoltre, il ritardo nell’attuazione della riforma mina la fiducia dei cittadini verso le istituzioni, alimentando rabbia e frustrazione. Chi assiste un anziano non autosufficiente si sente spesso abbandonato, in un sistema che dovrebbe invece garantire protezione e dignità.

 

 

La riforma delle RSA non può più attendere. È necessaria l’emanazione urgente dei decreti attuativi e l’introduzione di regole chiare che stabiliscano con precisione chi paga, quanto e come. Il futuro di migliaia di famiglie e di anziani fragili dipende da questo. Non si tratta solo di burocrazia: si tratta di giustizia sociale e di rispetto per chi ha costruito il nostro Paese.

 

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