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Offerte per le messe: dal Vaticano una svolta storica verso trasparenza e carità

un sacerdote che celebra la messa con fedeli inginocchiati sullo sfondo. In primo piano, una mano che mette un’offerta in una cassetta con scritto “Per le intenzioni di preghiera”

Dal 2025 cambiano le regole: via agli abusi, più attenzione ai fedeli e ai missionari

 

Il Vaticano cambia rotta sulle offerte per le messe. A partire dalla Domenica di Pasqua 2025, entrano in vigore nuove disposizioni che impongono maggiore trasparenza nella gestione degli oboli e correggono prassi ritenute improprie o addirittura abusive. A stabilirlo è un nuovo decreto del Dicastero per il Clero, approvato da Papa Francesco, che pone l’accento sulla coerenza tra fede, liturgia e giustizia sociale.

 

 

Una messa per ogni intenzione: addio alle celebrazioni “cumulate”

 

Il punto centrale del decreto riguarda la gestione delle intenzioni di preghiera. Tradizionalmente, ogni offerta dovrebbe corrispondere a una celebrazione eucaristica dedicata a un’unica intenzione. Tuttavia, in molte parrocchie, per comodità o necessità, si è diffusa la prassi di accumulare più intenzioni (e quindi più offerte) in una sola messa.

Il Vaticano chiarisce: questa pratica sarà vietata, a meno che tutti gli offerenti siano stati informati in modo esplicito e abbiano dato il loro consenso libero. In assenza di tale consenso, sarà ritenuto invalido e l’obolo potrà essere restituito o ridestinato.

 

 

Destinazione delle offerte multiple: ai missionari il “di più”

 

In caso di celebrazioni con più intenzioni, anche quando autorizzate, il sacerdote potrà trattenere solo una delle offerte. Tutte le altre dovranno essere devolute a favore delle parrocchie in difficoltà, con priorità a quelle dei Paesi di missione.

Una scelta netta che punta a combattere ogni possibile fraintendimento economico del gesto di offrire una messa e che rafforza il valore solidale delle donazioni.

 

 

Sacramenti gratuiti per tutti: “La Chiesa non è una dogana”

 

Un’altra novità fondamentale riguarda i sacramenti: battesimi, matrimoni, prime comunioni. Il decreto sottolinea che non devono essere condizionati da offerte obbligatorie. Ogni donazione deve essere libera, oltre a quelle eventualmente stabilite dall’autorità competente.

In particolare, si richiama il principio di non escludere nessuno a causa della povertà, riaffermando la funzione pastorale e accogliente della Chiesa. Una posizione che si collega direttamente a un pensiero molto caro a Papa Francesco:

“La Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa.”

 

 

L’obolo non è un “prezzo” per i sacramenti

 

Il decreto non condanna l’offerta in sé, che anzi viene approvata e incoraggiata, ma solo se inserita in un contesto di libertà e consapevolezza. Il documento specifica che l’obolo:

  • è un atto spirituale che unisce il fedele al sacrificio eucaristico;
  • aiuta le esigenze della Chiesa;
  • sostiene il mantenimento del clero.

Il vero problema, secondo il Vaticano, è l’abuso: l’uso dell’offerta come obbligo, come “tariffa”, che può trasformare un sacramento in una sorta di “servizio a pagamento”. Questo comportamento è stato associato a una forma di simonia, la vendita di cose sacre, da sempre condannata dalla Chiesa.

 

 

Quando l’intenzione diventa elenco: basta messaggi chilometrici

 

Una critica concreta contenuta nel decreto è rivolta alla lettura di lunghi elenchi di defunti durante la celebrazione. Spesso, dice il Vaticano, queste intenzioni multiple sono lette in modo meccanico, occupando minuti preziosi della liturgia. Da oggi sarà possibile farlo solo se gli offerenti acconsentono esplicitamente, e il “surplus” verrà donato in beneficenza.

 

 

Le nuove regole rappresentano un atto di riforma profonda, ispirata a quella “Chiesa povera per i poveri” tanto cara a Papa Francesco. Non si tratta di proibire le offerte, ma di riportarle al loro valore spirituale e comunitario, lontano da logiche di mercato e abusi.

La trasparenza e la carità diventano pilastri imprescindibili: meno automatismi e più coscienza, meno interessi e più solidarietà. Un passo importante verso una Chiesa che mette davvero al centro il fedele, e non l’offerta.

 

 

 

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