La storia di Mario Eutizia: il badante che si autoaccusò di quattro omicidi
Mario Eutizia, 48 anni, badante originario di Napoli, era stato arrestato nell’agosto 2024 dopo aver confessato spontaneamente ai Carabinieri di Caserta di aver ucciso quattro anziani che assisteva, somministrando loro dosi letali di farmaci sedativi e antidolorifici. Tuttavia, dopo mesi di detenzione nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, l’uomo è stato scarcerato: una perizia ha stabilito che almeno una delle presunte vittime non è morta per overdose di farmaci, gettando ombre sulla sua confessione.
La confessione shock: “Non volevo più uccidere”
Il caso aveva suscitato enorme clamore mediatico quando Eutizia, il 22 agosto 2024, si era presentato volontariamente dai Carabinieri per raccontare la sua inquietante verità. Secondo il suo racconto, la scia di morte sarebbe iniziata nel 2014 a Latina, con due omicidi, e si sarebbe conclusa nel marzo 2024 a Vibonati (Salerno), dopo la morte di Gerardo Chintemi, 95 anni.
Durante la confessione al magistrato, Eutizia aveva dichiarato: “La coscienza mi è venuta a far visita, non voglio più uccidere”. Aveva inoltre negato di essere mentalmente instabile, affermando di non sopportare la sofferenza degli anziani che accudiva.
L’accusa: quattro omicidi per pietà o una falsa confessione?
Dopo l’arresto, Eutizia era stato accusato di omicidio plurimo, un’accusa che sembrava fondata proprio sulla sua dettagliata confessione. Tuttavia, l’indagine ha subito una svolta decisiva quando, su richiesta della difesa, è stata disposta una perizia sull’unico corpo non cremato.
I risultati della perizia hanno escluso che il decesso fosse stato causato da un sovradosaggio di farmaci. Questo ha minato l’intero impianto accusatorio: gli altri cadaveri non potevano più essere analizzati per confermare o smentire la confessione di Eutizia.
La scarcerazione: la giustizia ha fallito?
Alla luce di questa nuova evidenza, il giudice ha accolto la richiesta di revoca della custodia cautelare avanzata dall’avvocato Antonio Daniele. Non essendoci prove concrete contro Eutizia, il 48enne è stato scarcerato. Resta ora da capire cosa abbia spinto l’uomo a confessare crimini per i quali, almeno secondo le prove disponibili, potrebbe non essere responsabile.
La scarcerazione di Mario Eutizia lascia molti interrogativi irrisolti. Si è trattato di una confessione vera, ma non supportata da prove, o di un falso allarme? Gli inquirenti continueranno a indagare per fare chiarezza. Nel frattempo, il caso solleva importanti questioni sul valore delle confessioni spontanee e sull’importanza delle prove scientifiche nei processi penali.








