IL 19 MARZO CAMBIA VOLTO – Quando eravamo bambini, portavamo a casa lavoretti fatti a scuola. Oggi, con un papà anziano o fragile, la Festa del Papà diventa un’occasione preziosa per celebrare un legame che si è trasformato, passando dalla “cura ricevuta” alla “cura donata”.
Il 19 Marzo: Un tuffo nella nostra storia (e nella loro memoria)
Per capire davvero come festeggiare oggi, dobbiamo fare un passo indietro e ricordare cosa significava questa data per i nostri padri. In Italia, la Festa del Papà è indissolubilmente legata a San Giuseppe, l’archetipo del padre accudente, silenzioso e lavoratore. Ma c’è di più. I nostri genitori ricordano bene che, fino al 1977, il 19 marzo era un giorno festivo a tutti gli effetti: segnato in rosso sul calendario, con scuole, uffici e fabbriche chiuse. Era una giornata dedicata interamente alla famiglia, ai riti religiosi e ai grandi pranzi, una pausa solenne che spezzava la Quaresima con la dolcezza delle frittelle. Quando oggi portiamo un regalo al nostro papà anziano, stiamo riattivando in lui quel ricordo di festa solenne. Festeggiarlo oggi, quindi, non è un atto formale: è restituirgli per un giorno quella sensazione di centralità e sacralità che sentiva nella sua giovinezza.
La Psicologia del “Non mi serve niente”
Ogni figlio si è sentito dire almeno una volta: “Non spendere soldi, non mi serve niente”. E spesso è la pura verità. Nella terza e quarta età, l’accumulo di oggetti perde il suo fascino. Molti anziani sono in una fase di decluttering (semplificazione) della vita, dove gli oggetti diventano un peso più che una gioia. Regalare un oggetto fisico (una cravatta che non metterà, un dopobarba che ha già) può generare frustrazione o un senso di colpa (“ora devo trovargli un posto”). Cosa manca davvero al papà anziano? Non gli mancano le cose. Gli mancano:
Il sentirsi utile.
Il sentirsi ascoltato.
Il contatto fisico.
3 Idee per un Regalo “Immateriale” (Il Valore del Tempo)
Se eliminiamo l’oggetto fisico, cosa resta? Resta l’esperienza, la relazione e la memoria. Ecco tre modi per festeggiare che valgono più di qualsiasi acquisto costoso.
1. L’Intervista della Memoria
Gli anziani amano raccontare, ma spesso tacciono perché pensano di annoiare i giovani. Il 19 marzo, presentatevi con un quaderno o un registratore (o lo smartphone).
“Papà, raccontami di quando avevi la mia età.”
“Qual è stato il regalo più bello che hai ricevuto da tuo padre?” Trasformate il pomeriggio in un’intervista sulla sua vita. Lui si sentirà protagonista assoluto, valorizzato nella sua esperienza, e voi avrete salvato un patrimonio di memorie familiari inestimabile.
2. Il Regalo Sensoriale (Il gusto dell’infanzia)
La memoria passa per lo stomaco. Invece di portarlo in un ristorante affollato e rumoroso (che spesso disorienta l’anziano o gli crea imbarazzo se ha difficoltà a mangiare), portate a casa sua i sapori della tradizione. Le Zeppole di San Giuseppe (o le frittelle di riso, a seconda della vostra regione) non sono solo dolci: sono macchine del tempo. Mangiarle insieme, sporcandosi le dita di crema come quando eravate bambini, riattiva connessioni emotive profonde e immediate, abbattendo le barriere formali.
3. La Playlist della sua Giovinezza
Se il papà ha problemi cognitivi o demenza, le parole potrebbero non bastare o risultare confuse. La musica, però, arriva dove la ragione non può. Create una playlist con le canzoni dei suoi 20 o 30 anni (anni ’50-’60). Ascoltarle insieme, magari tenendogli la mano o accennando un passo di danza da seduti, può risvegliare sorrisi, sguardi lucidi ed emozioni che sembravano sopiti. È un regalo di pura connessione che non costa nulla ma vale tutto.
Se il Papà è in Casa di Riposo (RSA)
Festeggiare in struttura può essere emotivamente faticoso per i figli (il senso di colpa è sempre in agguato), ma è fondamentale per il genitore.
Non portate oggetti ingombranti: Nelle stanze delle RSA lo spazio è minimo e gli oggetti personali spesso si perdono.
Il regalo della presenza: Accordatevi con la struttura per arrivare magari all’ora della merenda o del caffè. La vostra presenza fisica, lì seduti accanto a lui senza fretta, senza guardare l’orologio, è l’unico messaggio che conta: “Non sei solo, fai ancora parte della famiglia, sei ancora importante”.
La lettera: Scrivetegli una lettera a mano, in stampatello leggibile. Potrà tenerla sul comodino e rileggerla (o farsela rileggere dagli operatori) nei giorni successivi, come un talismano tangibile contro la solitudine.
Il Punto di Vista di Sespera.it
Spesso ci affanniamo a cercare il regalo perfetto perché vogliamo “sdebitarci” o perché ci sentiamo in colpa per il poco tempo che dedichiamo loro durante l’anno, tra lavoro e impegni familiari. Ma per un genitore anziano, il tempo non è denaro: il tempo è vita. Quest’anno, provate a non comprare nulla di materiale. Provate a donare due ore del vostro tempo esclusivo, senza telefono, senza fretta, seduti al tavolo con lui. Guardatelo negli occhi, ascoltate quella storia che vi ha già raccontato mille volte come se fosse la prima. Quello sguardo e quella carezza varranno più di mille pacchetti regalo. Perché alla fine della vita, ciò che resta non è ciò che abbiamo accumulato, ma chi abbiamo amato e da chi ci siamo sentiti amati.








