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Case di riposo: rette in aumento nel 2025, stangata per le famiglie in Veneto

Anziano che calcola la retta con una calcolatrice

Sindacati in allarme: “665 euro in più in due anni, servono più fondi”

 

Un caro rette senza precedenti: le famiglie in difficoltà

 

Le preoccupazioni delle famiglie degli anziani non autosufficienti si sono concretizzate: nel 2025 le rette delle case di riposo hanno registrato un aumento considerevole. Secondo il monitoraggio dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, il rincaro è stato di 295 euro rispetto al 2024 e ben 665 euro rispetto al 2023.

Questo significa che un anziano ospite di una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) convenzionata pagherà una quota alberghiera di 64 euro al giorno, pari a 1.909 euro al mese e 23.232 euro all’anno.

Per chi non rientra nei fondi regionali per la quota sanitaria, il costo complessivo arriva a 91 euro al giorno, ossia 2.730 euro al mese e 33.225 euro all’anno. Cifre insostenibili per molte famiglie, che ora chiedono un intervento delle istituzioni.

 

 

Fondo per la non autosufficienza: non basta più

 

Attualmente la Regione Veneto copre la quota sanitaria per circa 28mila anziani, ma molti restano esclusi a causa della mancanza di fondi. Il Fondo per la non autosufficienza, pari a 800 milioni di euro (di cui 559,2 milioni destinati alle RSA), non riesce più a soddisfare le richieste.

I sindacati chiedono che il governo stanzi ulteriori risorse per garantire una maggiore copertura degli aventi diritto.

 

 

Differenze di costo tra le province: un divario significativo

 

L’analisi condotta dai sindacati ha messo in evidenza differenze significative nei costi delle rette tra le province.

  • La spesa più bassa si registra a Belluno, con una media giornaliera di 55,09 euro con contributo regionale e 84 euro senza.

  • Il costo più alto è a Venezia, dove la retta giornaliera è di 69,69 euro con contributo e 97 euro senza.

  • A Padova, invece, le famiglie devono affrontare un costo di 68,19 euro con contributo e 95 euro senza.

 

 

Le richieste dei sindacati: un nuovo modello di assistenza

 

I sindacati di categoria chiedono:

Aumento del numero di impegnative di residenzialità, per coprire il 15% di anziani attualmente esclusi.
Revisione dell’importo delle impegnative, con contributi più alti per i casi più gravi.
Omogeneità dei costi tra le province, per evitare disparità economiche tra gli utenti.
Maggiore controllo sulle liste d’attesa, che attualmente contano oltre 10mila anziani in attesa di un posto in RSA.
Sostegno alle famiglie, con incentivi per l’assistenza domiciliare.

 

 

La replica delle RSA: “Costretti ad aumentare i prezzi”

 

Le case di riposo si difendono. Secondo Roberto Volpe, presidente dell’Unione Regionale degli Istituti per Anziani (Uripa), gli aumenti sono stati necessari per:

🔺 Adeguare gli stipendi del personale, sempre più difficile da reperire.
🔺 Far fronte all’aumento del costo delle materie prime, energia, riscaldamento e alimentari.
🔺 Garantire servizi adeguati agli ospiti, soprattutto quelli con gravi disabilità.

Volpe sottolinea un problema di fondo: “L’Italia è un Paese di anziani, ma non per gli anziani. Lo Stato ignora che ci sono 4,8 milioni di over 80, destinati a raddoppiare entro il 2050. Servono politiche strutturali”.

 

 

La posizione della Regione: richieste a Roma per maggiori fondi

 

L’assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin, ha dichiarato che la Regione sta distribuendo 60 milioni di euro dal Fondo Sociale Europeo per sostenere 12mila anziani tra RSA e assistenza domiciliare, con un contributo di 400 euro al mese.

Inoltre, ha annunciato un piano per:
🔹 Stabilire un tetto massimo alle rette per ridurre le disparità tra province.
🔹 Verificare l’efficacia di nuovi servizi supplementari, come l’infermiere notturno.
🔹 Continuare a chiedere al governo maggiori risorse per le RSA.

 

 

L’aumento delle rette nelle case di riposo sta diventando un problema sociale sempre più grave. Le famiglie non riescono più a sostenere i costi, mentre le strutture si trovano in difficoltà economica.

La soluzione passa per un intervento statale che garantisca più risorse, un sistema più equo di contributi e un maggiore sostegno all’assistenza domiciliare. Solo così si potrà evitare che l’accesso a una RSA diventi un privilegio per pochi.

 

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