Condanna a tre anni per la figlia della vittima, mentre il fratello andrà a processo in primavera
Il tragico caso di Desio: anziana affetta da Alzheimer ingerisce sapone liquido e muore
Nel febbraio 2022, un drammatico evento ha sconvolto la cittadina di Desio (MB): un’anziana di 80 anni, affetta da demenza senile e Alzheimer, è deceduta dopo aver ingerito sapone liquido. La donna viveva in condizioni di degrado, priva di cure adeguate, insieme al marito anch’egli malato. La figlia, Laura T., è stata condannata a tre anni di reclusione per abbandono di incapace e interdetta dai pubblici uffici per cinque anni. Il fratello Stefano T. ha scelto il rito abbreviato, con processo fissato a maggio.
Una situazione di degrado e abbandono
Secondo le indagini, l’anziana viveva in condizioni di trascuratezza estrema. Una badante era presente solo per poche ore settimanali, mentre la figlia insisteva nel dire che se ne occupava personalmente. Tuttavia, i racconti della colf e degli assistenti sociali hanno rivelato un quadro inquietante:
- Presenza di feci e scarafaggi nell’abitazione.
- Cattivo odore percepibile anche dai vicini.
- Mancanza di strumenti essenziali per l’assistenza: girello, carrozzina, materasso antidecubito.
- Cadute frequenti della donna, spesso ritrovata a terra in condizioni critiche.
- Assenza di cure igieniche adeguate.
Il giorno della tragedia: la scoperta della badante
La mattina dell’8 febbraio 2022, un’assistente inviata dal Comune ha trovato l’anziana nel letto, visibilmente sofferente e con bava bianca alla bocca. La donna lamentava un’intensa sete, segno evidente che qualcosa non andava. Inutile la corsa in ospedale: la diagnosi ha confermato che il sapone ingerito aveva provocato gravi complicanze polmonari, portandola alla morte.
L’autopsia ha stabilito che il decesso è stato causato da lesioni interne dovute alla sostanza chimica ingerita, aggravate dalla totale assenza di sorveglianza e assistenza continuativa.
Le indagini e la responsabilità dei figli
La Procura ha inizialmente indagato entrambi i figli, oltre ad alcuni operatori sociali. Tuttavia, il tribunale ha deciso di procedere solo nei confronti di Laura T. e Stefano T., evidenziando che i genitori non erano in grado di badare a sé stessi e necessitavano di un’assistenza costante.
La PM Francesca Gentilini ha dichiarato:
“Non bastano poche ore di assistenza al giorno, pasti precotti e igiene personale delegata a persone sempre diverse. Se la donna fosse stata sorvegliata h24, non avrebbe potuto ingerire il sapone”.
La figlia aveva chiesto solo due ore di assistenza settimanale per la madre e un’ora per il padre, nonostante il peggioramento evidente delle loro condizioni.
La sentenza e il processo al fratello
Laura T., 57 anni, è stata condannata a tre anni di carcere per abbandono di incapace e interdetta dai pubblici uffici per cinque anni. Il fratello Stefano T. ha scelto il rito abbreviato, il cui processo si terrà a maggio presso il Tribunale di Monza.
Questa vicenda evidenzia un problema sempre più diffuso in Italia: l’assistenza agli anziani con gravi patologie degenerative. Molte famiglie non possono permettersi cure adeguate e si trovano costrette a gestire situazioni difficili con poche risorse, spesso con conseguenze tragiche.
Il caso di Desio è un monito per tutti: quando la famiglia non può garantire un supporto adeguato, è necessario rivolgersi ai servizi sociali o a strutture specializzate per evitare drammi come questo.








