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Travolto e ucciso mentre lavorava di notte: la tragedia di Roberto Vitale, pensionato costretto a lavorare

esterno di un capannone logistico di notte, con lampeggianti blu dei soccorsi, atmosfera drammatica ma composta. Presenza di carabinieri e ambulanze.

Ancora una tragedia sul lavoro, ancora una vittima che aveva già dato tutto. È morto così Roberto Vitale, 60 anni, pensionato, travolto da un mezzo all’interno di un deposito logistico a Carpiano, alle porte di Milano. Lavorava di notte per arrotondare una pensione insufficiente. Una dinamica drammatica che mette sotto accusa un sistema che lascia soli i lavoratori, anche quelli ormai in pensione.

 

 

Incidente mortale nella notte a Carpiano

 

Il dramma si è consumato lunedì sera, 6 maggio 2024, nella zona industriale di Carpiano, in provincia di Milano. Roberto Vitale si trovava nel deposito Dhl di via Aldo Moro 30, dove aveva appena terminato di scaricare della merce. Poco dopo è stato investito mortalmente da un camion in manovra.

Alla guida del mezzo, una motrice appartenente a un’altra azienda di trasporto, un collega di 62 anni che non si è accorto della presenza dell’uomo. Dopo l’incidente, è stato colto da un malore e trasportato in codice verde all’ospedale di Melegnano.

Sul posto sono intervenuti un’automedica, un’ambulanza, i carabinieri della Compagnia di San Donato Milanese e il personale dell’Ats per i rilievi e l’apertura delle indagini.

 

 

Era già in pensione: “Ma costretto a lavorare per il caro vita”

 

Roberto Vitale lavorava per la ditta bresciana Bs Trasporti, ma – come hanno precisato i sindacati – era già in pensione. La sua presenza in un polo logistico, di notte, solleva interrogativi e indignazione.

Domenico Albanese, coordinatore di Uil Trasporti Lombardia, ha commentato duramente la vicenda:

“Oltre all’assurdità della morte sul lavoro, c’è l’inconcepibilità che questo accada a un pensionato, costretto a lavorare per arrotondare una pensione erosa dal caro vita”.

Il sindacalista ha chiesto un incontro urgente con la Prefettura di Milano e con l’azienda, per chiarire come e perché un uomo già in pensione si trovasse a lavorare in condizioni notturne, in un settore notoriamente ad alto rischio.

 

 

Lavoratori anziani: un esercito invisibile tra necessità e rischio

 

Il caso di Roberto Vitale rappresenta solo la punta dell’iceberg di una realtà sempre più frequente. In Italia, oltre 2 milioni di pensionati ricevono un assegno mensile inferiore a 750 euro. In molti casi, questo costringe le persone anziane a rientrare nel mondo del lavoro in condizioni precarie, senza tutele e in ruoli fisicamente gravosi.

Le aziende del settore logistico, spesso subappaltatrici, si affidano a esterni, anche pensionati, pur di risparmiare. Ma ciò che si risparmia sui costi si paga spesso in vite umane.

 

 

Il Punto di Vista di Sespera.it: serve un impegno reale, non solo annunci

 

La tragica morte di Roberto Vitale è un monito che non può essere ignorato. Non è solo un incidente sul lavoro: è il sintomo di una società che non protegge i più deboli, di un sistema che obbliga chi ha già lavorato per decenni a tornare a faticare di notte per sopravvivere.

 

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