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Tragedia a Moncalieri: L’Incredibile Storia dell’Ex Campionessa Olimpica accusata di tentato omicidio

Carabinieri nel luogo dove Vera Schenone ha sparato al suo Vicino

Tentato Omicidio a Moncalieri: Vera Schenone ha sparato al suo Vicino

 

Moncalieri, 7 gennaio 2025 – Un drammatico episodio ha sconvolto la tranquilla cittadina di Moncalieri, quando l’ex sciatrice olimpica Vera Schenone, 84 anni, è stata arrestata per il tentato omicidio del suo vicino di casa, il manager 52enne Stefano Milanese. La tragedia si è verificata il 3 gennaio 2025, in un pomeriggio che sembrava essere come tanti altri nel quartiere residenziale dove viveva la Schenone. Tuttavia, ciò che è accaduto ha sorpreso non solo la comunità locale, ma anche le forze dell’ordine che hanno dovuto far fronte a un caso dalle dinamiche inaspettate.

 

 

La dinamica dell’incidente: il gesto violento e le prime ricostruzioni

 

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, Vera Schenone si è armata con una pistola calibro 38, un revolver di proprietà del marito, e si è diretta verso l’abitazione di Milanese, che dista pochi passi dalla sua. La motivazione alla base del gesto è ancora oggetto di dibattito, ma secondo la versione fornita dalla stessa Schenone, il motivo della violenza risiederebbe in un disguido legato a una volpe che frequentava il suo giardino. La donna ha dichiarato che il vicino avrebbe infastidito l’animale, portando a un’escalation di rabbia che l’avrebbe spinta a compiere il gesto estremo.

L’esito dell’aggressione è stato tragico: Schenone ha sparato quattro colpi di pistola, ferendo Milanese all’addome e al braccio. I colpi esplosi hanno colpito vitali zone del corpo, e l’uomo è stato immediatamente soccorso. L’intervento tempestivo dei paramedici ha permesso di trasportarlo d’urgenza all’ospedale Molinette di Torino, dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico per stabilizzare le sue condizioni. Nonostante la gravità delle ferite, il manager ha cominciato a reagire positivamente al trattamento e, a distanza di giorni, è stato risvegliato dal coma indotto. Tuttavia, la prognosi rimane riservata e le sue condizioni continuano a essere monitorate con estrema attenzione.

 

 

La condizione psicologica di Vera Schenone: un quadro complesso

 

La vicenda si complica ulteriormente quando si considera lo stato psicologico della donna. Vera Schenone, infatti, è affetta da una grave forma di deterioramento cognitivo che le causa amnesia e difficoltà nel ricordare eventi recenti. Durante l’udienza di convalida dell’arresto, la Schenone ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande del giudice, mostrando segni evidenti di confusione e difficoltà nel ricordare i dettagli dell’incidente. Secondo i medici, questa condizione potrebbe aver contribuito a rendere la donna vulnerabile, tanto da agire in modo irrazionale e violento.

La sua memoria, compromessa da un avanzamento della malattia, ha spinto gli inquirenti a concentrarsi non solo sulla dinamica dell’incidente, ma anche sulla sua capacità di intendere e volere al momento dei fatti. Le perizie mediche sono ancora in corso per stabilire la gravità della sua condizione, ma si teme che la donna, pur avendo compiuto il gesto, possa non essere completamente consapevole delle sue azioni.

 

 

Il trasferimento in una residenza sanitaria assistenziale (RSA)

 

In seguito all’arresto, il giudice per le indagini preliminari ha deciso di convalidare il fermo di Vera Schenone, ma di disporre un’eccezione rispetto alla detenzione in carcere. Vista la sua età avanzata e le problematiche psicologiche, la donna è stata trasferita in una residenza sanitaria assistenziale (RSA) in provincia di Torino, dove si trova ora agli arresti domiciliari. Il trasferimento in una struttura del genere è stato ritenuto necessario per garantire alla Schenone le cure adeguate alla sua condizione, pur mantenendo il controllo giudiziario sul caso.

Il giudice ha sottolineato che, nonostante l’apparente vulnerabilità della Schenone, la sua azione violenta potrebbe comunque suggerire che la donna rappresenti un pericolo per se stessa e per gli altri. Pertanto, il provvedimento di arresti domiciliari in una struttura protetta appare la soluzione più idonea a garantire sia la sua sicurezza che quella della collettività. La decisione di optare per questa misura cautelare piuttosto che per il carcere ha sollevato qualche polemica tra le forze dell’ordine e i residenti, che chiedono maggiori garanzie riguardo alla gestione della situazione.

 

 

Le prospettive per Stefano Milanese e le implicazioni legali

 

Intanto, Stefano Milanese, dopo l’intervento chirurgico, continua a rimanere ricoverato in terapia intensiva. I medici hanno riferito che, sebbene le sue condizioni siano gravi, la sua situazione è migliorata, e la speranza di una ripresa completa è ancora possibile. La famiglia di Milanese ha espresso soddisfazione per i progressi del manager, ma rimane preoccupata per le possibili complicazioni future derivanti dalle ferite subite.

Per quanto riguarda gli sviluppi legali, il caso solleva importanti questioni. Se da un lato la Schenone è accusata di tentato omicidio, la sua condizione psicologica e la sua età avanzata complicano la posizione legale. Il dibattito su come trattare una persona con disturbi cognitivi in un caso di violenza potrebbe influire sul processo e sulle eventuali sanzioni. La comunità di Moncalieri segue con attenzione gli sviluppi legali, con alcuni che chiedono una maggiore attenzione alle circostanze specifiche di Schenone, mentre altri ritengono che debba essere ritenuta responsabile per le sue azioni.

 

 

Questo tragico episodio ha gettato un’ombra sulla comunità di Moncalieri, sollevando interrogativi sulla gestione della violenza in contesti di età avanzata e condizioni psichiche compromesse. Mentre il processo legale prenderà la sua strada, la comunità spera che entrambe le parti coinvolte, Vera Schenone e Stefano Milanese, possano trovare il supporto di cui hanno bisogno per affrontare le conseguenze di questa terribile vicenda.

La storia di Vera Schenone e Stefano Milanese non è solo una cronaca di violenza, ma anche una riflessione sulle difficoltà che accompagnano la vecchiaia, la malattia e la convivenza in una comunità che, purtroppo, ha dovuto fare i conti con un atto di estrema gravità.

 

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