La nuova Piattaforma Nazionale delle Liste d’Attesa (PNLA), lanciata nel 2025 per garantire trasparenza sui tempi d’attesa delle prestazioni sanitarie, si rivela ancora incompleta: dati aggiornati solo a maggio, assenza di indicatori territoriali, linguaggio tecnico incomprensibile e mancanza di strumenti pratici per il cittadino compromettono la sua utilità. Serve un intervento urgente per trasformarla in un vero strumento al servizio del pubblico.
La piattaforma trasparenza promessa
Con l’approvazione della Legge 107/2024 e il successivo decreto attuativo del Ministero della Salute del 17 febbraio 2025, è stata istituita la Piattaforma Nazionale delle Liste d’Attesa (PNLA). L’obiettivo era ambizioso: creare uno strumento digitale e centralizzato che offrisse trasparenza totale sui tempi di attesa per visite specialistiche, esami diagnostici e altre prestazioni sanitarie erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Il legislatore ha previsto che i dati fossero aggiornati in tempo reale e consultabili direttamente dai cittadini, rendendoli i principali destinatari del progetto. Tuttavia, a poche settimane dal lancio ufficiale, le promesse sembrano ancora molto lontane dalla realtà.
Cosa c’è (e cosa manca) nella PNLA
Dati disponibili oggi
La piattaforma, pubblicata online a fine giugno 2025, contiene dati riferiti al periodo gennaio-maggio 2025. Il primo limite evidente è quindi la mancata corrispondenza tra la promessa di aggiornamenti “in tempo reale” e la realtà: i dati pubblicati hanno un ritardo di circa 1,5 mesi. Nonostante il carattere sperimentale dell’iniziativa, questo gap temporale mina la fiducia dei cittadini nell’efficacia del sistema.
Attualmente, gli indicatori accessibili includono: numero di prenotazioni effettuate, tempi medi di attesa suddivisi per codice di priorità (urgente, breve, differibile, programmabile), tasso di accettazione della prima disponibilità proposta e alcune distribuzioni statistiche come mediana e quartili. Ma l’utilità di questi dati si ferma qui: sono troppo generici e non permettono di compiere valutazioni puntuali sulle singole realtà territoriali.
Mancanza di dettaglio regionale e per struttura sanitaria
Una delle criticità più gravi riguarda l’assenza di disaggregazione territoriale. Il cittadino che intende sapere quanto dovrà attendere per una prestazione nella propria ASL o nel proprio distretto sanitario, oggi non trova alcuna risposta. I dati sono disponibili solo a livello nazionale, impedendo ogni forma di confronto tra Regioni, ASL o singole strutture sanitarie. Questo limita pesantemente la funzione della piattaforma come strumento di monitoraggio civico e rende impossibile valutare le performance locali degli amministratori pubblici, come Presidenti di Regione, Direttori Generali o Assessori alla Sanità.
Dati tecnici poco comprensibili
Un ulteriore ostacolo è rappresentato dal linguaggio utilizzato. Termini come “primo quartile”, “mediana” e “terzo quartile” sono comuni nella statistica ma risultano oscuri alla maggior parte dei cittadini. Il risultato è che l’accesso ai dati si trasforma in una consultazione tecnica più adatta agli addetti ai lavori che non agli utenti comuni. La trasparenza, quindi, si rivela illusoria: le informazioni sono accessibili, sì, ma non leggibili o comprensibili senza adeguata formazione.
Mancano i dati sul rispetto effettivo dei tempi
Non è disponibile alcun dato sulla percentuale di prestazioni realmente erogate entro i tempi massimi previsti dalla normativa. La piattaforma mostra i tempi minimi e massimi, ma senza indicare quante prestazioni siano state eseguite rispettando le scadenze. Questo dato, che dovrebbe essere uno degli indicatori chiave del funzionamento del sistema sanitario, è invece totalmente assente.
Agende chiuse e intramoenia: silenzio assoluto
Due tra i temi più caldi per i cittadini restano fuori dalla piattaforma: non ci sono informazioni sulle cosiddette “agende chiuse” – ovvero l’impossibilità di prenotare prestazioni per mancanza di disponibilità – né sul confronto tra i tempi di attesa del sistema pubblico istituzionale e quello dell’attività libero-professionale intramoenia. In pratica, il cittadino non può sapere se il tempo di attesa per la stessa visita varia in base alla modalità di erogazione (pubblica o a pagamento), elemento cruciale per verificare eventuali storture o abusi.
Prenotazioni rifiutate: dati parziali e interpretazione ambigua
La piattaforma mostra il numero di prenotazioni accettate, ovvero quelle in cui il cittadino ha confermato la prima data proposta. Ma manca completamente l’altro lato della medaglia: non sono pubblicati i motivi del rifiuto, come ad esempio date troppo lontane rispetto ai tempi previsti o strutture eccessivamente distanti dal luogo di residenza. Questo vuoto informativo impedisce di comprendere se il mancato accesso sia responsabilità del cittadino o del sistema, alimentando ulteriore sfiducia.
Mancano strumenti di orientamento e tutela
Infine, la piattaforma non include alcuna sezione informativa pratica: nessuna guida su come agire in caso di ritardi, come presentare un reclamo, come attivare i percorsi di tutela previsti dalle normative regionali o nazionali. In sostanza, non viene fornito alcun supporto utile al cittadino per affrontare situazioni di criticità, rendendo la piattaforma un contenitore di dati “morti”.
L’analisi critica: uno strumento utile ma incompleto
Nonostante le buone intenzioni e un primo passo importante verso la digitalizzazione del monitoraggio sanitario, la PNLA è oggi un progetto incompiuto. L’assenza di dati aggiornati in tempo reale, la mancanza di informazioni disaggregate e la difficoltà di consultazione rendono lo strumento inefficace nel suo scopo primario: restituire ai cittadini il controllo sull’accesso alle cure. Anche le testate giornalistiche di settore, come Quotidiano Sanità e Io Donna, evidenziano le numerose lacune e la necessità di una revisione urgente e strutturata del portale.
Il punto di vista di Sespera.it
La Piattaforma Nazionale delle Liste d’Attesa rappresenta un passo nella giusta direzione, ma è ancora lontana dall’essere uno strumento realmente utile ai cittadini. Il principio di trasparenza deve essere accompagnato da accessibilità, chiarezza e tempestività. Se questi elementi vengono a mancare, la trasparenza diventa solo una parola vuota. Per questo invitiamo il Ministero della Salute e le Regioni a rivedere l’architettura informativa della PNLA, ad aggiornare i dati con maggiore frequenza, a introdurre indicatori leggibili e a offrire strumenti pratici di orientamento e tutela per i cittadini.
Solo attraverso un reale coinvolgimento dell’utente finale – il cittadino-paziente – sarà possibile ridurre l’asimmetria informativa e restituire fiducia al Servizio Sanitario Nazionale.
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