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Indennità di Accompagnamento: la guida completa ai tuoi diritti

Figlio aiuta il genitore anziano a compilare la domanda INPS per l'indennità di accompagnamento.
Informazioni aggiornate a Gennaio 2026. Gli importi e le procedure possono subire adeguamenti annuali ISTAT.

 

UN SOSTEGNO FONDAMENTALE. Spesso confusa con la semplice invalidità, l’Indennità di Accompagnamento è l’aiuto economico più importante che lo Stato offre a chi non è più autonomo. Una guida chiara per capire requisiti, cifre e procedure.

 

 

Quando la fragilità diventa una sfida quotidiana

 

C’è un momento nella vita di una famiglia in cui le cose cambiano. Magari un genitore non riesce più a vestirsi da solo, o una caduta rende impossibile camminare senza sostegno. In questi frangenti, la burocrazia non dovrebbe essere un nemico, ma un alleato. L’Indennità di Accompagnamento nasce proprio per questo: non è un “bonus” qualsiasi, ma un riconoscimento della dignità della persona, pensato per garantire cure adeguate a casa propria ed evitare, quando possibile, l’istituzionalizzazione.

 

 

Un diritto universale (indipendente dal reddito)

 

Molte famiglie esitano a chiedere l’accompagnamento perché pensano: “Mio padre ha una buona pensione, non glielo daranno mai”. È fondamentale sfatare questo mito: l’Indennità di Accompagnamento non dipende dal reddito. Spetta al benestante come a chi ha la pensione minima. È una prestazione assistenziale legata esclusivamente alle condizioni di salute.

 

 

I 2 Requisiti Sanitari: attenzione alle parole

 

Per la Legge 18/1980, avere il 100% di invalidità civile è necessario, ma non basta. Per ottenere l’assegno, la Commissione Medica INPS deve accertare una di queste due condizioni specifiche:

  1. Impossibilità di deambulare: La persona non riesce a camminare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore.

  2. Impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita: La persona non riesce a vestirsi, lavarsi o mangiare da sola e necessita di assistenza continua.

 

Il caso specifico delle demenze e Alzheimer

Questo secondo punto è cruciale. Una persona con Alzheimer o demenza senile potrebbe essere fisicamente in grado di camminare (a volte anche troppo, nel caso del vagabondaggio), ma non è autonoma nel gestire la propria giornata o nel riconoscere i pericoli. In questi casi, si ha pieno diritto all’indennità, perché manca l’autonomia funzionale, anche se le gambe funzionano.

 

 

Quanto vale l’assegno e come gestirlo

 

Ecco i dati tecnici aggiornati secondo i parametri INPS:

  • L’Importo: Per il 2026 l’assegno si aggira intorno ai 530/535 euro mensili (cifra soggetta a rivalutazione ISTAT annuale).

  • La Durata: Viene erogato per 12 mensilità (esente da tredicesima).

  • Le Tasse: È completamente esente IRPEF. Non va dichiarato e non fa reddito.

 

Come usare concretamente questi fondi?

L’assegno è pensato per coprire i costi dell’assistenza. Molte famiglie lo utilizzano per:

  • Pagare una badante a tempo pieno.

  • Coprire la propria quota in un progetto di Badante di Condominio (soluzione ideale per chi vuole dividere le spese).

  • Acquistare servizi infermieristici o ausili per la casa.

 

L’errore da non fare: il ricovero gratuito

L’INPS sospende l’erogazione dell’indennità se l’anziano viene ricoverato in una struttura a totale carico dello Stato (ospedale o RSA convenzionata totale) per più di 29 giorni. La famiglia ha l’obbligo di comunicare il ricovero all’INPS, pena la richiesta di restituzione delle somme ricevute indebitamente.

 

 

La procedura corretta: passo dopo passo

 

Affidatevi sempre a procedure documentate e fonti ufficiali. L’iter si divide in due fasi critiche.

  • Fase 1: Il Certificato Medico Introduttivo (Modello SS3) Dovete recarvi dal Medico di Base (o specialista abilitato) per l’invio telematico del certificato.
    • Consiglio Sespera.it: Verificate con il medico che venga barrata esplicitamente la voce “Persona impossibilitata a deambulare” oppure “Persona che necessita di assistenza continua”. Se queste caselle restano vuote, la domanda rischia di essere respinta in partenza.
  • Fase 2: La Domanda all’INPS Entro 90 giorni dal certificato, bisogna inoltrare la domanda amministrativa.
    • Via Patronato: Consigliato per evitare errori formali.
    • Online: Tramite sito INPS (serve SPID/CIE/CNS del genitore).

Seguirà la convocazione per la visita medica. In caso di paziente intrasportabile (allettato o a grave rischio), il medico curante deve richiedere specificamente la Visita Domiciliare.

 

 

Il Punto di Vista di Sespera.it

 

Noi consideriamo l’Indennità di Accompagnamento uno strumento di civiltà. Non abbiate timore o vergogna nel richiederla: quei fondi sono essenziali per garantire una vecchiaia serena al vostro caro, permettendovi di assumere aiuto regolare o di alleggerire il carico di cura che grava sulla famiglia. È un diritto acquisito, pagato con la fiscalità generale per tutelare i cittadini più fragili.

 

Cosa fare ora

  1. Recuperate i verbali: Controllate l’ultimo verbale di invalidità civile. Se c’è il 100% ma manca l’accompagnamento, e le condizioni sono peggiorate, valutate la domanda di aggravamento.

  2. Parlate col Medico: Spiegate le difficoltà concrete della giornata (“Non riesce a tagliare la carne”, “Dimentica il gas aperto”) affinché le riporti nel certificato.

  3. Informatevi sull’assistenza: Una volta ottenuto l’assegno, valutate come investirlo al meglio, magari esplorando soluzioni flessibili come la [Badante di Condominio].

 

⚠️ Avvertenze Utili

Sespera.it non è l’INPS. Questa guida ha scopo informativo e divulgativo. Per l’inoltro delle pratiche, il calcolo preciso delle decorrenze e i ricorsi, rivolgetevi sempre a un Patronato riconosciuto o a un avvocato previdenzialista.

 

 

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