Un settore in difficoltà
Il mercato del lavoro domestico in Italia sta vivendo una fase critica. Sempre più famiglie faticano a trovare colf, badanti e baby sitter referenziati e disponibili a lavorare con un contratto regolare. Nel frattempo, i costi per i servizi di assistenza e cura della casa continuano a salire, rendendo sempre più difficile l’accesso a questi servizi essenziali.
Secondo il Rapporto 2025 Family (Net)Work realizzato dal Censis e promosso da Assindatcolf, in Italia ci sono 8,8 milioni di persone che vivono sole, di cui il 55,2% ha più di 60 anni. Questo dato evidenzia un bisogno crescente di assistenza domestica, che però non viene soddisfatto a causa della carenza di lavoratori nel settore.
I numeri della crisi: domanda in aumento, offerta insufficiente
Secondo il rapporto, la disponibilità di badanti in Italia è nettamente inferiore alla domanda. Attualmente si contano solo 8,5 badanti ogni 100 anziani soli, con notevoli differenze tra le regioni:
- Sardegna: rapporto più alto con il 24,5%.
- Puglia: solo il 4% degli anziani soli ha una badante.
- Basilicata: dato ancora più basso, al 3%.
Questa carenza spinge sempre più famiglie a occuparsi direttamente dei propri cari non autosufficienti. Il 64,3% di chi ha un parente bisognoso si prende cura di lui senza l’aiuto di un professionista, con gravi conseguenze sulla vita lavorativa e personale:
- 89,2% dichiara di avere meno tempo per altre attività.
- 88,3% accusa un forte stress psicologico legato all’assistenza.
Lavoro in nero: un problema diffuso e difficile da combattere
Una delle principali criticità del settore resta il lavoro irregolare. Secondo le stime dell’INPS:
- 90% dei lavoratori domestici irregolari sono donne.
- 70% degli operatori non in regola sono stranieri.
Il fenomeno è particolarmente diffuso tra le baby sitter, dove l’assenza di controlli facilita il lavoro in nero. Molti datori di lavoro preferiscono questa soluzione per risparmiare sui contributi, ma così facendo negano ai lavoratori qualsiasi tutela contrattuale.
Le richieste di Assindatcolf: servono più tutele e incentivi
Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, sottolinea l’urgenza di un maggiore riconoscimento del lavoro domestico. Tra le soluzioni proposte:
- Maggiori incentivi economici per le famiglie che assumono regolarmente.
- Corsi di formazione per professionalizzare il settore.
- Misure per ridurre lo stress dei caregiver familiari.
Queste azioni potrebbero contribuire a rendere più equo e sostenibile il sistema di welfare familiare, in un Paese in cui la popolazione anziana è in costante crescita.
Decreto Flussi 2025: 10.000 nuove quote per badanti
Per rispondere alla carenza di lavoratori domestici, il Governo ha introdotto nuove quote di ingresso nel Decreto Flussi 2025:
- 10.000 nuovi permessi per badanti.
- 9.500 quote destinate al comparto del lavoro domestico.
Questa misura potrebbe fornire un po’ di respiro alle famiglie, ma resta necessario attuare politiche strutturali che garantiscano continuità e regolarità nel settore.
Aumento dei salari minimi per il 2025
Il Ministero del Lavoro ha stabilito un incremento dello 0,96% dei minimi retributivi per i lavoratori domestici rispetto al 2024. Questo adeguamento mira a riconoscere l’importanza del settore e a garantire condizioni economiche più eque per chi opera nel campo dell’assistenza e della cura della casa.
La crescente difficoltà nel trovare lavoratori domestici rappresenta una sfida cruciale per l’Italia. L’invecchiamento della popolazione e la carenza di badanti rischiano di mettere in crisi il sistema di welfare familiare.
Per risolvere il problema, sono necessarie misure concrete: incentivi per l’assunzione regolare, formazione professionale, tutela dei caregiver familiari e un maggiore riconoscimento del valore del lavoro domestico. Solo così sarà possibile garantire un futuro più sostenibile alle famiglie italiane.
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