UN NUOVO MODELLO DI CURA. Condividere la badante con i vicini di casa sembra l’idea perfetta per risparmiare e combattere la solitudine. Ma attenzione alla burocrazia: ecco come farlo legalmente.
Quando la solitudine abita sullo stesso pianerottolo
Immaginate un palazzo dove tre o quattro anziani vivono soli nei propri appartamenti. Ognuno ha bisogno di un aiuto leggero: qualcuno che faccia la spesa, controlli le medicine o faccia due chiacchiere, ma nessuno ha bisogno (o il budget) per una badante a tempo pieno. La “badante di condominio” nasce proprio qui: è la risposta intelligente a un bisogno frammentato. Invece di avere tre assistenti diverse per tre ore al giorno, si assume una persona di fiducia che diventa il “custode sociale” del palazzo. È un ritorno al buon vicinato, ma professionale.
Come funziona davvero (e il nodo del contratto)
L’idea è semplice: una singola operatrice si divide tra più famiglie dello stesso stabile, gestendo orari e mansioni in base a un calendario condiviso. Può occuparsi dell’igiene del signor Rossi alle 8:00, della spesa della signora Bianchi alle 9:30 e preparare il pranzo per entrambi a mezzogiorno.
Tuttavia, la gestione pratica nasconde un’insidia legale che Sespera.it deve segnalarvi: una badante non può avere “il condominio” come datore di lavoro (salvo casi eccezionali legati alla portineria, molto rari).
Esistono due strade principali per farlo in regola:
Assunzione condivisa (Contratto di Rete): Le famiglie sottoscrivono un accordo formale (spesso chiamato contratto di rete familiare) per condividere la lavoratrice, dividendo i costi in base alle ore usate.
Il tramite della Cooperativa: È la soluzione più sicura. Le famiglie si rivolgono a un ente gestore che assume la badante e fattura a ogni famiglia solo le ore effettivamente svolte. Costa un po’ di più, ma libera da ogni responsabilità burocratica (ferie, malattie, sostituzioni).
I vantaggi reali per l’anziano
Oltre al risparmio economico, il vero valore è sociale. L’anziano non si sente “sorvegliato” da una presenza fissa in casa 24 ore su 24 (che molti rifiutano), ma sa di avere un punto di riferimento vicino. Sapere che la badante è “giù in cortile” o “dalla vicina” dà sicurezza senza togliere autonomia. Inoltre, spesso nascono piccole reti di socializzazione tra i vicini assistiti dalla stessa persona.
Il Punto di Vista di Sespera.it
Noi amiamo questo modello perché trasforma il condominio da luogo anonimo a comunità di cura. È la soluzione ideale per chi è ancora parzialmente autosufficiente (la cosiddetta “zona grigia” della fragilità). Tuttavia, vi invitiamo alla prudenza: non fate accordi verbali tra vicini e badante con pagamenti in contanti. Se la lavoratrice si fa male sulle scale o fa causa, tutti i condomini coinvolti rischiano grosso. La “badante di condominio” funziona solo se è blindata contrattualmente. Meglio spendere un po’ di più per una cooperativa che litigare tra vicini per una vertenza sindacale.
Cosa fare ora
Parlate con i vicini: C’è qualcun altro nel palazzo con genitori anziani o bisogni simili? Fate una riunione informale.
Contattate un ente: Cercate cooperative sociali o agenzie del territorio che offrano già il pacchetto “badante di condominio” (è sempre più diffuso).
Valutate gli spazi: Verificate se nel condominio c’è uno spazio comune dove la badante può appoggiarsi tra un turno e l’altro.
⚠️ Avvertenze Utili
Sespera.it non è un ufficio legale. La normativa sul lavoro domestico condiviso è complessa. Prima di assumere, chiedete sempre consiglio a un CAF o a un consulente del lavoro esperto in CCNL Colf e Badanti.








