Hai una persona cara con disabilità grave o permanente e ti avvali di una badante o collaboratrice domestica per l’assistenza?
Una recente sentenza della Corte di Cassazione (ordinanza n. 449 del 9 gennaio 2025) ha cambiato le regole del gioco: le spese per l’assistenza sono deducibili dal reddito IRPEF, anche se la badante non possiede qualifiche professionali specifiche.
Una notizia che riguarda migliaia di famiglie italiane e che può alleggerire in modo significativo le tasse da pagare.
Perché la Cassazione ha cambiato le regole
La questione nasce dal ricorso di un contribuente che aveva assunto due collaboratrici domestiche per assistere la moglie invalida al 100%.
- L’Agenzia delle Entrate aveva ridotto drasticamente la deducibilità da 36.000 € a meno di 5.000 €, sostenendo che le badanti non fossero qualificate.
- La Cassazione, invece, ha stabilito che il diritto alla deduzione non dipende dalla qualifica professionale, ma solo dal fatto che l’assistenza sia realmente prestata e documentata.
In altre parole, conta la spesa e il bisogno effettivo di assistenza, non il titolo di studio della badante.
Cosa dice la legge (Articolo 10 TUIR)
La base normativa è l’art. 10, comma 1, lettera b) del TUIR, che riconosce la deducibilità delle spese per:
- assistenza specifica a persone con grave e permanente invalidità o menomazione,
- senza vincolare la deduzione a titoli professionali,
- purché le spese siano documentate (ricevute, contratto, buste paga).
Quanto puoi dedurre e come funziona
- Deduzione dal reddito complessivo IRPEF: significa che l’importo speso si sottrae direttamente dal reddito imponibile, abbassando così le tasse da pagare.
- Spese ammesse: compensi e contributi pagati alla badante, anche se priva di attestati professionali.
- Condizione fondamentale: l’assistenza deve riguardare una persona riconosciuta invalida al 100% o con handicap grave certificato (Legge 104/1992).
Se stai gestendo l’assistenza a casa di un familiare, questi strumenti possono semplificarti la vita quotidiana
Cosa cambia per le famiglie italiane
- Meno burocrazia: non serve dimostrare la qualifica professionale della badante.
- Più giustizia fiscale: tutte le famiglie che sostengono grandi spese per l’assistenza di un disabile avranno accesso alla deduzione.
- Risparmio concreto: chi spende 20.000–30.000 € all’anno per l’assistenza potrà dedurre l’intera cifra (e non solo una parte minima).
Come ottenere la deduzione in pratica
- Contratto regolare con la badante (necessario per certificare le spese).
- Ricevute e contributi INPS conservati.
- Certificazione di invalidità della persona assistita.
- Inserimento delle spese nella dichiarazione dei redditi (730 o Modello Redditi).
Esempio pratico
Una famiglia spende 24.000 € all’anno per una badante che assiste un anziano invalido.
- Prima della sentenza: poteva dedurre solo una piccola parte, circa 3.600 €.
- Dopo la sentenza: può dedurre l’intero importo, con un risparmio fiscale che può superare i 6.000 €.
Il Punto di Vista di Sespera.it
La sentenza della Cassazione segna una vittoria importante per le famiglie italiane: non importa se la badante ha o meno una qualifica professionale, ciò che conta è che l’assistenza sia reale e documentata.
Un passo avanti verso un fisco più equo e vicino ai bisogni concreti.
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Aggiornato il 2026-01-29








